mercoledì 16 marzo 2011

Confusione!

mercoledì 9 marzo 2011

Il Disco della Settimana: The Temper Trap - Conditions

I Temper Trap sono un gruppo australiano formatosi nel 2005. Data anche la natura "informale" della band, passano ben 3 anni prima che li noti qualcuno: è del 2008, infatti, la prima turnè, mentre il 19 giugno 2009 pubblicano il loro primo e, finora, unico album.
L'album è, come spesso avviene in questi anni, una contaminazione di diversi generi: alternative rock, pop, elettronica, sfruttando in particolare le doti canore di Dougy Mandagi, dal timbro particolare e suggestivo.
Il primo singolo, che ha contribuito notevolmente al lancio dell'album e al successo del gruppo, è Sweet Dispositions. Su corriere.it c'è un interessante articolo di Andrea Laffranchi che dice: "Cosa accadrebbe se su Where the Streets Have No Name degli U2 ci mettessero le mani i Coldplay e a cantare ci fosse Jónsi dei Sigur Rós? Non state a scervellarvi più di tanto. Per il risultato ascoltate Sweet Disposition dei Temper Trap". Non male come introduzione, eh? Rischia di mettere l'asticella delle aspettative piuttosto in alto. Ma il successo è meritato, tanto che la canzone viene scelta per far parte della colonna sonora del videogioco PES 2011 (uhm, che idea, un pezzo sulle canzoni di Fifa o PES.. interessante..), oltre che nel serial "Fringe" e nel film "(500) giorni insieme".
Il secondo singolo estratto è Fader, uscito il 4 gennaio 2010 e, anche se ha avuto meno successo del precedente, è stato in grado di consacrare il successo della band, sancito definitivamente da "Love Lost", terzo singolo, uscito il 14 giugno 2010 e accompagnato da un video semplicemente geniale.
Enjoy!
Tracklist:

1. Love Lost
2. Rest
3. Sweet Disposition
4. Down River
5. Soldier On
6. Fader
7. Fools
8. Resurrection
9. Science Of Fear
10. Drum Song

martedì 8 febbraio 2011

Che musica ascolti?

Più passa il tempo e più i miei sentimenti verso chi ha dei gusti musicali orrendi (e, quindi, secondo il mio insindacabile giudizio, circa il 95% delle persone che conosco... povero me!) tendono al ribrezzo, pena, disprezzo.. Una volta era solo compassione!! Il punto è che per convincerti che il concerto dei Band of Horses può essere veramente valido devo faticare più del dovuto, perché, cacchio, non te ne accorgi che sono eccezionali?!?! Possibile che il tuo orecchio non se ne renda conto?! Il mio non vuole essere un atto di discriminazione o intolleranza, è oggettivamente così!! Ho pubblicato su facebook un link a youtube in cui sostengo che "Darkness" rifatta da Dave Matthews, Cartier Beauford e altri fenomeni sia la miglior cover di sempre. Scommetto che non ci sarà nessuno dei miei 500 contatti che commenterà positivamente il link, anzi verrà totalmente ignorato. E se anche qualcuno lo facesse (possibili candidati: il Fedro, Loppi) rientrerebbe in quel fortunato 5% (attenzione, sta calando..). 

Vabbè, per chi ci riesce, enjoy.. Venerdì all'Estragon ci sono i Band of Horses, per chi apprezza..

lunedì 10 gennaio 2011

Cherry Ghost - Beneath this Burning Shoreline

"Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un'artista" cantava scimmiottando un luogo comune quella gran testa pensante di CapaRezza. Se ci fate caso, però, questa baggianata non è neanche troppo tale: più che altro, sono tantissimi gli artisti che dopo un solo album l'hanno data su, non riuscendo a produrre un secondo lavoro all'altezza (meglio conosciuti come on-hit wonder o, in Italia, meteore) e, magari anche rinunciando ad introiti certi, preferiscono ritirarsi. Il primo, anzi i primi, a venirmi in mente sono i New Radicals, che dopo l'incredibile successo di "Maybe you've been brainwashed too" del 1998, non sono stati in grado di creare alcunchè. Poi scopro che il canale tedesco VH1 ha addirittura stilato una classifica delle più grandi "meteore", fra le quali segnalerei la presenza di Nena (99 luftballons) e, ovviamente in testa, i Los del Rio con la Macarena, mentre non capisco la presenza degli A-HA e soprattutto di Vanilla Ice, per motivi diversi.. comunque la trovate qua: http://it.wikipedia.org/wiki/One-hit_wonder.
Poi mi viene in mente l'ultimo libro di Nick Hornby (dai..), "Juliet, naked" (preferisco utilizzare il titolo originale perchè la traduzione in italiano è semplicemente aberrante) in cui si parla di un musicista (Tucker Crowe) che, dopo il successo ottenuto con l'album "Juliet" scompare dalle scene per oltre 20 anni per motivi misteriosi.
Ma questa è un'altra storia..
I Cherry Ghost sono una band inglese (di Bolton, per l'esattezza) che, dopo un iniziale periodo di difficoltà, ha trovato il successo e la fama grazie all'album "Thirst for Romance," (di cui leggete qui) trainato dal singolo "People help the people", ma contenente tante altre più belle canzoni ("4am", "Mathematics", "Alfred the great"..) uscito nel 2007. Finalmente (già, finalmente, mai fatta un'introduzione così lunga..) a Luglio del 2010 è uscito il secondo album di questa band indie-rock il cui leader, Simon Aldred, oltre a cantare e suonare la chitarra è anche autore dei testi. Si intitola "Beneath this burning shoreline" ed è bellissimo. E' bellissimo perchè è completamente indipendente dalla prima opera del gruppo. E' bellissimo perchè mischia tonalità melodiche ad altre più ritmate. E' bellissimo perchè non si capisce che cacchio dica il buon Aldred. Il primo singolo estratto è "Kissing Strangers", definito dallo stesso Aldred "sinatresco", poi l'elettrizzante "Black Fang" ("be my one hit wonder and I will be your fleeting famee", chissà se ci ha pensato..) infine "We Sleep on Stones", uscito a Novembre del 2010. Anche in questo caso, come già avvenuto per l'album d'esordio, è l'opera nel suo complesso ad essere superiore alla media e degna di segnalazione.
Per chi non li conoscesse, suggerisco una gita nel Regno Unito (comodo!) verso metà Marzo, 4 date (le uniche pubblicate sul sito, ad oggi). Sembra che non siano previste tappe nel resto d'Europa..
Tracklist:
  1. We Sleep on Stones – 5:46
  2. A Month of Mornings – 5:36
  3. Conquered, Part 1 – 1:02
  4. Kissing Strangers – 4:35
  5. Only a Mother – 3:30
  6. The Night They Buried Sadie Clay – 5:28
  7. My God Betrays – 4:06
  8. Barberini Square – 5:48
  9. Conquered, Part 2
  10. Black Fang – 4:20
  11. Luddite – 6:17
  12. Diamond in the Grind – 4:45
  13. Strays at the Ice Pond – 2:10
Apprezzateli!

giovedì 11 novembre 2010

Eric Clapton - Layla

Layla è una canzone del gruppo Derek and the Dominos, ul supergruppo formato da Clapton una volta sciolti i Cream, pubblicata nell'album Layla and Other Assorted Love Songs, del 1970. La prima parte della canzone è caratterizzata dalle chitarre di Eric Clapton e Duane Allman. Essa è divisa in due parti, la prima composta da Clapton, la seconda da Jim Gordon.
Ispirata dall'amore, all'epoca non corrisposto, di Clapton per Pattie Boyd, moglie del suo amico George Harrison, all'epoca della pubblicazione ebbe poco successo. In seguito, però, ottenne buoni riscontri di critica e di pubblico. Nel 2004 la rivista Rolling Stone l'ha inserita nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi, al 27º posto.
Pazzesco, non trovate? Quindi Layla, probabilmente la canzone più famosa del più grande chitarrista vivente (escludo i trapassati perchè Hendrix potrebbe spuntarla..) assieme a Cocaine e Tears in Heaven, quando uscì non ebbe successo..pazzesco.
Comunque la cosa che a me colpisce di più è che è stata ispirata dall'amore di slowhand pr quel gran passerone di Pattie Boyd (cercatela su Google Immagini, please..). La ragazza, tra l'altro, sembra che fosse di ampie vedute, come dimostrano le numerose frequentazioni intime che hanno coinvolto anche Jagger e Lennon (se non altro, sapeva scegliere).
Ma torniamo al triangolo di cui sopra: Pattie Boyd ha scritto una autobiografia principalmente incentrata sulle sue storie d'amore. A sessantatré anni, l´ex regina della moda si confessa sulle relazioni coniugali avute con due icone del rock come George Harrison e Eric Clapton. Un ménage à trois su cui, finora, la bionda lanciata da Mary Quant non si era mai sbottonata. Le voci, però, circolavano da tempo e, allettata dal ricco ingaggio di 950mila sterline, con l´aiuto di Penny Junior (che ha già curato la biografia del principe Carlo), ha messo tutto nero su bianco. L´intreccio amoroso è noto. Galeotto il set del primo film dei Beatles, A hard day´s night. Harrison rimane folgorato dalla sensualità di Pattie e le firma autografi accompagnati da insistenti baci. La corteggia, ma lei non si concede, finché la passione li travolge. Nel ´66 le nozze, con luna di miele alle Barbados.

I guai però non tardano ad arrivare. A dividere la coppia è un viaggio in India, durante il quale Pattie inizia a frequentare il maestro yoga Marharishi Mahesh. Ma più di lei è George a subire il fascino del personaggio, iniziando a coltivare un interesse profondo per la spiritualità indiana che l´avrebbe accompagnato per tutta la vita. Tornati a Londra, la relazione tra i due si complica per l´abuso di alcool e droghe.

A logorarla definitivamente sono i continui tradimenti di George. Pattie si consola concedendosi qualche fuga dal talamo nuziale, non risparmiando nemmeno l´amico John Lennon e il cantante del gruppo rivale per eccellenza, Mick Jagger. Tutti stregati dal fascino etereo e misterioso di quella bellezza formato «twiggy». Musa o maga Circe? Per Eric Clapton, una vera ossessione, fin dal primo incontro a un party nel ´68. Il chitarrista dei Cream le dà subito la caccia e, per conquistarla, finge un flirt con la sorella minore. Il «fuscello» dai capelli d´oro, però, respinge le avance, nell´estremo tentativo di salvare il suo matrimonio, mentre George passa da un letto all´altro, incluso, a quanto pare, quello della moglie dell´amico Ringo Starr. Eric, intanto, non si rassegna e sfoga la sua frustrazione con “Layla”, tributo alla donna dei suoi sogni. Pietra miliare del rock, il brano è ispirato al poema iraniano di Nizami, Layla e Majun.

A furia d´insistere, Eric ottiene una relazione clandestina, favorita anche dalla latitanza dell´amico George, così incurante che, quando il rivale gli confessa di desiderare la sua donna, non fa una piega e risponde: «Tutto quello che vuoi, amico. Prenditela pure e io mi prendo la tua ragazza».

Offesa da tanto cinismo, Pattie decide di rompere e rifugiarsi tra le braccia della sua nuova fiamma. Nel ´79, i due si sposano ma, presto, il copione si ripete. La dipendenza di Eric da alcool e cocaina lo rende violento e, dieci anni dopo, la favola si conclude con la separazione. A sfatare il mito di “gentleman del rock” è proprio la sua musa, in una biografia che svela i suoi modi aggressivi, provocati, sembra, dal risentimento di non avergli dato figli. Un ritratto impietoso a cui si aggiunge il memoriale di un´altra ex, Lory del Santo. Dal chitarrista la soubrette ha avuto Conor, precipitato a quattro anni da un grattacielo di New York. Secondo l´attrice, Clapton non sarebbe mai stato entusiasta della paternità e avrebbe cercato in tutti i modi di convincerla ad abortire.

Oh, altro che Beautiful o il Grande Fratello.. :-)

La canzone (torniamo al titolo, va) è bellissima.Clapton si chiede cosa farà Layla/Pattie quando si sentirà sola e non avrà più nessuno al suo fianco e, molto candidamente, ammette il suo pazzo amore nei suoi confronti. Il riff di chitarra è di quelli che ti fanno solbazzare dalla poltrona, che portano a curiose interpretazioni di air guitar e non possono lasciare impassibili.

Chi non l'avesse mai ascoltata, si vergogni, e corra subito a rimediare..
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